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Prosegue il trend di crescita dei prezzi dell’acciaio sul mercato cinese. Nella prima settimana di agosto, secondo le rilevazioni di MySteel, tutti i prodotti siderurgici hanno fatto registrare un incremento rispetto alla settimana precedente, con l’unica eccezione delle billette.

Dopo i maxi arrivi di maggio e giugno lo scalo veneto di Porto Marghera vede frenare gli sbarchi di prodotti siderurgici a luglio. Rispetto a luglio 2015 si registra infatti un -30% dovuto anche alla netta frenata delle materie prime con la totale assenza dalle banchine sia di rottame che di preridotto, oltre ad una ghisa vicina al minimo dell’anno.

Accelerano le vendite dei distributori europei di acciaio nel secondo trimestre 2016. Secondo i dati resi noti da Eurometal, infatti, le consegne dei centri servizi piani tra aprile e giugno sono salite del 7% rispetto allo stesso periodo del 2015, contro il +1% del primo trimestre. Nel primo semestre i volumi si sono incrementati del 4%, mentre gli stock sono rimasti stabili a quota 57 giorni.

L’annunciato colosso siderurgico cinese Baosteel-Wuhan potrebbe avere presto un «fratello maggiore». Bloomberg ha infatti reso noti rumor che vorrebbero, sotto la spinta del Governo, la nascita in Cina di due colossi siderurgici, uno per il nord ed uno per il sud del Paese.
Quello a sud è già stato annunciato e dovrebbe sorgere dalla fusione di Baosteel e Wuhan Iron per un potenziale produttivo (in accordo con i dati 2015 della World Steel Association), di 60,72 milioni di tonnellate annue.

«I primi sei mesi del 2016 hanno mostrato un andamento di mercato più “nervoso”, ma sicuramente migliore rispetto a quello che ha chiuso il 2015». Questo il giudizio generale espresso dall’amministratore delegato delle Acciaierie Bertoli Safau Alessandro Trivillin.

L’India avanza nel comparto del rottame. Secondo le statistiche diffuse dal Bureau of International Recycling, infatti, il paese asiatico ha scalato la classifica globale dei maggiori importatori di rottame, issandosi al secondo posto dopo la Turchia.

Sebbene lo stesso premier cinese Li Keqiang abbia affermato «non vogliamo ingaggiare una guerra commerciale o monetaria» il varo di nuovi dazi all’import di acciaio dall’Ue, Giappone e Corea del Sud, da parte della Cina sembra far passare tutto un altro messaggio.

Lievi flessioni, a maggio, per l’industria italiana. Sulla scorta dei dati diffusi da Istat, infatti, viene evidenziato come il fatturato del quinto mese dell’anno in corso, rispetto al precedente, ha ceduto l’1,1%, mentre gli ordinativi hanno perso il 2,8%. La diminuzione del fatturato mostra andamenti simili sia sul mercato interno (-1,1%) sia su quello estero (-1,2%). Il calo degli ordinativi è dovuto soprattutto al mercato estero (-5,7%), mentre quello interno registra una flessione più contenuta (-0,6%).

Si assottiglia a 51 mila tonnellate il divario negativo mensile di produzione tra il 2015 e il 2016. E sul volume di 135,7 milioni di tonnellate prodotte a giugno è veramente un’inezia. Si assesta quindi ad uno 0,0% la variazione della produzione mondiale di acciaio a giugno, secondo i dati diffusi dalla World Steel Association.

Un nuovo approccio per provare a bypassare l’impasse della concessione di un possibile status di economia di mercato alla Cina. Un nuovo approccio frutto anche del vertice Cina-Ue della scorsa settimane, che fonda la propria strategia su tre assi fondamentali: il rispetto da parte dell’Ue degli impegni WTO, la separazione della questione della concessione dell’economia di mercato alla Cina dalle pratiche antidumping e una profonda riforma del sistema di protezione commerciale dell’Ue che non prenda più in considerazione lo status di economia di mercato o meno di un paese, ma il fatto che vi sia la presenza o meno di pratiche di dumping statale nella sua economia.

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