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La parola «cemento» nel giro di quattro anni potrebbe non essere legata solo al tondo, quando si parla di acciaio. La Technische Universiteit di Eindhoven in collaborazione con alcuni partner industriali, tra cui Tata Steel, ha avviato uno studio per valutare la possibilità di ricavare del cemento dalle scorie di acciaieria, che pur avendo una base chimica simile differiscono per le percentuali di presenza dei vari elementi.

Non sembra esaurirsi la spinta al rialzo per i prezzi dei finiti in acciaio da parte delle materie prime. Pulse un portale economico sudcoreano ha, infatti, riportato che i produttori locali Posco e Hyundai Steel sarebbero prossimi ad annunciare rincari sui propri listini di acciai piani destinati all’automotive a causa del permanere di prezzi elevati sulle materie prime.

Il Governo di Pechino ha deciso di usare il pugno duro sull’overcapacity nell’acciaio. Dopo la scoperta di violazioni da parte di due acciaierie di Jiangsu Huad Steel e Hebei Steel; nel primo caso in funzione con impianti obsoleti, mentre nel secondo caso sarebbero stati realizzati nuovi impianti senza l’adeguato iter autorizzativo.

Edilizia, energia e calo dell’import. Sono questi i tre driver sui quali gli analisti si attendono un 2017 positivo per la siderurgia statunitense. Secondo quanto riferito dal Financial Times, infatti, la produzione di acciaio degli Stati Uniti, nel 2017, dovrebbe crescere del 4,4%, invertendo la rotta dopo quasi due anni di contrazione.

Il maggiore incremento da tre mesi a questa parte quello che si è fatto registrare nei profitti del settore industriale cinese a novembre. Come ripreso dall’agenzia Reuters elaborando i dati diffusi dal National Bureau of Statistics, infatti, i profitti industriali di Pechino, nell’undicesimo mese del 2016, hanno evidenziato un solido rimbalzo del 14,5% rispetto al medesimo periodo del 2015, attestando il totale a 774,6 miliardi di yuan (106,5 miliardi di euro).

Ci sono voluti più di tre anni, e la minaccia rappresentata dalla concessione dello status di economia di mercato alla Cina, ma qualcosa, in questi mesi, finalmente sembra muoversi in seno all’Ue. Dopo anni nel dimenticatoio, nel pantano politico-burocratico dei veti incrociati tra i vari organi dell’Unione, nei giorni scorsi è stata raggiunto una bozza di accordo che dovrebbe “oliare” un ingranaggio fermo da molto tempo: quello della difesa commerciale dell’Ue. Una riforma ormai necessaria, ad oltre 21 anni di distanza dalle ultime modifiche legislative sul tema, ma che è ferma dal 2013 per un mancato accordo politico tra i paesi dell’Ue. Ma in queste ultime settimane sembra essere arrivato il momento dello sblocco: la pressione cinese, infatti, sta velocizzando l’Unione e la sta spingendo verso un accordo che cambierà il modo e le forme con le quali l’Europa si difende dalla concorrenza sleale. Vediamo come.

Forse potrà essere ricordato come l’anno della consapevolezza. Il 2016 è l’anno nel quale l’industria dell’acciaio è tornata prepotentemente protagonista sui tavoli della politica. Purtroppo, la ribalta del settore è arrivata a causa dell’overcapacity, vero tallone d’Achille di un comparto che stenta a superare le secche della crisi. Vediamo, nel dettaglio, le tappe nelle quali il mondo ha “riscoperto” la siderurgia. E il modo con cui ha deciso di affrontarne i problemi.

Dopo il decimo, anche l’undicesimo mese del 2016 si conferma positivo per la produzione mondiale di acciaio. Il report aggiornato a novembre della World Steel Association evidenzia come la produzione abbia fatto segnare una risalita del 5% nel confronto mensile e dello 0,4% su base annua. Nel dettaglio sono state prodotte 132,402 milioni di tonnellate mensili, che portano a quasi 1,468 miliardi la produzione di acciaio grezzo nel 2016.

Nonostante la produzione della seconda settimana di dicembre sia decisamente positiva, il dato complessivo delle acciaierie americane aggiornato al 17 dicembre regista ancora il segno «-». Rispetto al medesimo periodo del 2015 (gennaio - seconda settimana di dicembre) il confronto è negativo dello 0,8% con 85,45 milioni di tonnellate prodotti.

Nella seconda settimana di dicembre si sono registrate ancora variazioni in aumento nei prezzi in dollari delle materie prime e dei principali prodotti siderurgici ad eccezione della ghisa sul mercato cinese.

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