Lunedì, 17 Marzo 2008 00:00

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Dopo una prima introduzione sulla situazione complessiva delle importazioni e delle esportazioni italiane nel 2007, passiamo ora in rassegna in dettaglio la bilancia commerciale degli acciai non legati.

I non legati

Come già sottolineato nella notizia dello scorso 7 marzo, il comparto dei non legati nel 2007 ha fatto registrare un “rosso” della bilancia commerciale per 4,678 milioni di tonnellate, contro i -5,664 milioni di tonnellate dell’anno precedente. Il miglioramento è stato reso possibile dall’incremento delle esportazioni (+922.000 tonnellate) e dal rallentamento dell’import (-64.000 tonnellate). Analizziamo ora i dati, suddividendoli in quattro macro-aree: lunghi, piani, prodotti di prima e seconda trasformazione e semilavorati.

I lunghi

È contrassegnata dal “più” la bilancia commerciale italiana nel comparto dei lunghi. Le esportazioni nel 2007, infatti, sono state di 1,444 milioni di tonnellate superiori alle esportazioni, con un miglioramento di 135.940 tonnellate rispetto all’anno precedente. Tra il 2006 ed il 2007, l’import è cresciuto di 325.615 tonnellate, mentre l’export è salito di 461.555 tonnellate.


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Analizzando i dati precedenti con un occhio alla provenienza dell’acciaio, si può notare che le importazioni sono ripartite circa a metà tra i Paesi comunitari (1,383 milioni di tonnellate) e quelli extracomunitari (1,433 milioni di tonnellate). L’export, invece, è fortemente orientato verso i Paesi europei, che nel 2007 hanno assorbito oltre 2,8 milioni di tonnellate contro gli 1,4 milioni dei Paesi terzi. La bilancia commerciale, quindi, risulta in attivo per 1,4 milioni di tonnellate in Europa ed in passivo per 22.975 tonnellate nei Paesi Terzi.


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Per ciò che riguarda i principali prodotti della categoria, il tondo fa registrare il miglior rapporto tra export ed import, con un attivo nella bilancia commerciale di 879.103 tonnellate, seguito dalle barre mercantili (+501.142 tonnellate) e dalle travi (+411.058 tonnellate). Controcorrente la vergella, in “rosso” di 923.868 tonnellate.


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Entrando maggiormente nel dettaglio, si può vedere che l’Italia è dipendente dai Paesi Terzi per l’approvvigionamento di vergella (l’import supera l’export di 709.740 tonnellate)  e di barre mercantili (12.260 tonnellate), mentre per il tondo (+365.393 tonnellate) e le travi (+114.488 tonnellate), la bilancia fa registrare il segno “più”. Per ciò che riguarda l’Unione Europea la vergella rimane contrassegnata dal segno “meno” (-214.128 tonnellate), mentre le esportazioni di tondo, barre e travi sono superiori alle importazioni.


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Prendendo in considerazione il comparto dei lunghi nel suo complesso, si nota che nel 2007 il maggior fornitore di questi acciai è stato la Cina, con volumi per 688.673 tonnellate (298.488 tonnellate nel 2006). Il Paese del Dragone ha così superato la Germania (647.239 tonnellate), la Spagna (368.753 tonnellate), la Turchia (361.148 tonnellate), la Francia (224.818 tonnellate) e il Lussemburgo (209.240 tonnellate).


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Per ciò che riguarda gli acquirenti dei lunghi italiani, la Germania rimane in testa alla classifica con 747.004 tonnellate. Seguono l’Algeria (651.413 tonnellate), la Francia (503.938 tonnellate), la Grecia (342.870 tonnellate), l’Austria (310.783 tonnellate), la Spagna (257.161 tonnellate) e la Svizzera (218.567 tonnellate). Sopra le 100.000 tonnellate annue di acquisti anche Croazia, Turchia, Ungheria, Slovenia, Regno Unito e Portogallo.


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I piani

Situazione diversa per i prodotti piani, che vedono una bilancia commerciale fortemente negativa. I prodotti da altoforno fanno registrare importazioni nette per 3,236 milioni di tonnellate nel 2007, contro i -4,462 milioni di tonnellate del 2006. L’anno scorso l’export è salito di 328.000 tonnellate, mentre l’import si è ridotto di 927.900 tonnellate.


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Separando i volumi che transitano per i Paesi comunitari da quelli che partono o giungono nei Paesi extracomunitari, si può notare che l’Italia importa circa 4,5 milioni di tonnellate dai propri partner continentali e 4,7 milioni di tonnellate dai Paesi Terzi. Sul versante dell’export, invece, la situazione è ben diversa: mentre in Ue vengono venfuti oltre 5,1 milioni di tonnellate di piani italiani, fuori dai confini della Comunità i volumi si riducono a 920.402 tonnellate. Da ciò deriva una bilancia commerciale positiva con i Paesi europei per 590.187 tonnellate e negativa verso i Paesi extracomunitari per 3,827 milioni di tonnellate.


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Analizzando i principali prodotti piani, si nota una fortissima dipendenza italiana per ciò che riguarda i coils, settore nel quale il “rosso” della bilancia commerciale è di 2,726 milioni di tonnellate. Anche lo zincato per immersione si affida alle importazioni (-376.022 tonnellate), mentre le lamiere a caldo da treno mostrano esportazioni superiori alle importazioni per 314.996 tonnellate.


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Proseguendo nella nostra carrellata si può rilevare che il Belpaese è importatore netto nei confronti dei Paesi Terzi di coils (2,19 milioni di tonnellate), lamiere da treno (292.913 tonnellate) e zincato (184.691 tonnellate), mentre nei confronti dell’Ue è importatore netto di coils (533.735 tonnellate). È esportatore netto, invece, di lamiere a caldo da treno (607.909 tonnellate) e di zincato (184.691 tonnellate).


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Se si guarda il Paese di provenienza dell’acciaio che giunge in Italia, si può rilevare che gli acquisti dei clienti tricolori sono molto concentrati. Sommando i volumi arrivati da Cina, Francia e Germania, infatti, si ottiene il 65% delle importazioni tricolori, pari a 6,045 milioni di tonnellate di acciai piani.  


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Sul versante dell’export, invece, dominano i Paesi europei, con la Germania che rimane il maggior compratore di piani italiani (con 1,393 milioni di tonnellate), seguita dalla Francia (1,092 milioni di tonnellate), dalla Spagna (860.217 tonnellate), dall’Austria (442.717 tonnellate) e dalla Grecia (429.786 tonnellate).


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Prodotti di prima e seconda trasformazione

Come per i lunghi, anche per i prodotti di prima e seconda trasformazione si registra un surplus commerciale. In questo settore, nel 2007, l’attivo della bilancia è stato di 1,819 milioni di tonnellate, contro i 2,142 milioni di tonnellate del 2006. La riduzione dell’attivo è stata causata dal deciso aumento delle importazioni, salite di 460.432 tonnellate nel giro di 12 mesi.


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Scomponendo il commercio estero italiano in due grandi macro-aree (Ue e Paesi Terzi), si può vedere che le importazioni giungono da queste due zone in misura quasi uguale. Dagli altri Paesi dell’Unione, infatti, l’Italia ha acquistato 1,047 milioni di tonnellate di prodotti di prima e seconda trasformazione nel 2007, contro gli 1,052 milioni di tonnellate comprati dai Paesi extracomunitari. Viceversa, le esportazioni paiono sbilanciate a favore dei Paesi europei, dove giungono 2,729 milioni di tonnellate dei 3,919 milioni di tonnellate di prodotti di prima e seconda trasformazione esportati dall’Italia.


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Se si prendono in considerazione due dei più importanti prodotti di prima e seconda trasformazione, i tubi saldati ed i tubi senza saldatura, si può rilevare un attivo commerciale di 1,54 milioni di tonnellate nel 2007 per i saldati ed un passivo di 51.840 tonnellate per i senza saldatura. L’anno precedente, invece, anche i senza saldatura avevano fatto registrare un surplus: +147.362 tonnellate.


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Analizzando le vendite e gli acquisti dei tubi per area geografica, ci si accorge che il “rosso” commerciale dei tubi senza saldatura nasce all’interno dei confini Ue, dove l’Italia fa registrare importazioni superiori alle esportaizoni di 188.739 tonnellate. Il bilancio con i Paesi extraeuropei, invece, è positivo per 136.899 tonnellate. Per ciò che riguarda i saldati, sono positivi i raffronti sia con i Paesi continentali sia con i Paesi Terzi.

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Per ciò che concerne i fornitori di prodotti di prima e seconda trasformazione, si nota una situazione frastagliata, con i primi sei Paesi che assommano solamente il 52% del totale dell’import. La Cina rimane il maggior partner commerciale italiano, con una quota del 15% (540.631 tonnellate), mentre la Germania è al 13% (446.790 tonnellate), la Russia al 7% (234.729 tonnellate), la Romania (217.352 tonnellate) e la Francia (202.493 tonnellate) al 6% e l’Austria al 5% (198.313 tonnellate).


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Le esportazioni, invece, sono più concentrate, con 4 Paesi che acquistano il 62% dei prodotti di prima e seconda trasformazione che escono dai confini italiani. Il miglior cliente dei trasformatori tricolori è la Germania, con 1,023 milioni di tonnellate di acquisti. Seguono Francia (749.177 tonnellate), Spagna (331.215 tonnellate) e Stati Uniti (324.499 tonnellate).


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I semilavorati

Il commercio estero di semilavorati paga un pesante dazio alle importazioni. Sia nel 2006 sia nel 2007, infatti, la bilancia commerciale è stata in “rosso” per oltre 4,5 milioni di tonnellate.


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In particolare, la dipendenza italiana in questo settore è soprattutto verso i Paesi Terzi, con i quali nel 2007 a fronte di esportazioni di 555.091 tonnellate si registrano importazioni di 4,389 milioni di tonnellate. Più contenuti, invece, i volumi che transitano all’interno dell’Ue, dove l’import è stato di 1,123 milioni di tonnellate e l’export di 252.175 tonnellate.


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Sul versante della fornitura, i Paesi dell’ex-Urss fanno la parte del leone. L’Ucraina esporta in Italia 2,351 milioni di tonnellate di semilavorati, la Russia 1,714 milioni di tonnellate, pari, nel complesso, al 74% del totale degli acquisti italiani.


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I principali acquirenti dei semilavorati “made in Italy” sono gli Usa (312.609 tonnellate), l’Algeria (203.732 tonnellate), la Germania (151.782 tonnellate) e la Francia (62.163 tonnellate).

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Letto 5788 volte Ultima modifica il Venerdì, 15 Marzo 2013 11:21
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