Giovedì, 01 Dicembre 2016 08:00

I rincari stimolano la domanda apparente - Quotazioni in salita su spinta di materie prime ed energia. Sulla durata, sono in molti a scommettere sul 2017

Un’ondata di rincari sta investendo il comparto siderurgico a 360°. Un terremoto rispetto al trend ribassista visto sino all’inizio del trimestre conclusivo dell’anno, spinto apparentemente dai sensibili rincari di coke, minerale ed energia, che si sono propagati dapprima alle produzioni da ciclo integrale, quindi ai piani, poi al rottame e di riflesso ai lunghi. Rincari che in entrambi i casi si sono verificati non solo a livello italiano, ma globale.
Ne sono una testimonianza i sensibili aumenti nelle quotazioni anche delle billette di importazione, ad esempio, che portano i trasformatori nazionali a rivolgersi per la ricerca dei semilavorati sul mercato interno piuttosto che all’estero.

Un fenomeno che, di fatto, annulla l’effetto mitigatore sui rincari visto in altre congiunture rialziste.
La domanda che si rincorre tra gli operatori è: «Quanto durerà»? Una domanda a cui al momento è difficile rispondere in maniera univoca. Per questa ragione cercheremo di fornire una serie di spunti nati dal confronto con gli operatori che potrebbero aiutare a «leggere» tempestivamente il momento di un cambio di trend.

 

Domanda reale o domanda apparente?
La prima considerazione è relativa alla richiesta degli utilizzatori. Richiesta che, come risaputo, è il principale elemento che guida l’andamento dei prezzi e che, nella sua componente reale, in questa fase non sembra giocare il ruolo diverso da quello visto nei mesi passati. E proprio questo elemento è un primo fattore che rende difficoltosa da parte degli operatori intervistati. Sul fronte dei consumi nulla sembra infatti variato rispetto al trend dei mesi scorsi in cui i prezzi erano in sensibile discesa. La componente volatile nell’andamento delle quotazioni quindi è rappresentata soprattutto dalla domanda apparente, accentuata anche dal fatto che lo strappo verso l’alto è arrivato al termine della fase discendente, cogliendo di sopresa diversi distributori e commercianti. Negli ultimi anni gli operatori della parte centrale della filiera si sono abituati a lavorare con magazzini ridotti, al fine di scongiurare eventuali sovra esposizioni. Per questo, in una fase di discesa dei prezzi come quella vista nell’estate, viene favorito il de-stoccaggio per riportasi ai livelli minimi, posticipando pertanto il ripristino delle scorte nella fase di spostamento laterale che normalmente separa le due fasi del ciclo. È proprio questa fase ad essere venuta a mancare in questo cambio repentino che, di fatto, ha portato gli aumenti a superare le marginalità della distribuzione. Comparto che ora si dice schiacciato tra aumenti sempre più veloci e importanti e la consueta resistenza degli utilizzatori a pagare i rincari, perdendo le facoltà di «ammortizzazione» dimostrate negli anni. Un compito ancora più difficile ora se si pensa che il prezzo attuale dei coils, ad esempio, è circa il doppio rispetto a quello registrato nel primo trimestre dell’anno.  

 

Due gli elementi chiave
Assodato che l’influenza della domanda è marginale, perché questa ripida salita si arresti, secondo gli operatori interpellati da Siderweb, dovrebbero verificarsi due fattori: il primo è rappresentato dall’allentamento della tensione sui prezzi delle materie prime di produzione ed il secondo è quello relativo alla necessità da parte delle acciaierie di prendere ordini. Due scenari che, al momento, non sembrano imminenti. Nel primo caso perché il maggior consumatore, la Cina, non mostra segni di rallentamento, ma, al contrario, di accelerazione rispetto alla prima fase dell’anno. Il secondo è, invece, dovuto al fatto che i produttori, come recentemente mostrato anche in Bilanci d’Acciaio, hanno posto come priorità la marginalità rispetto al tonnellaggio e, per farlo, stanno mantenendo il polso fermo, senza contare che la ripresa del mercato algerino offre, ad esempio, ai produttori di tondo uno sbocco costante per mantenere gli impianti a regime.
Molti operatori sono quindi concordi sul fatto che per vedere un allentamento sulla tensione dei listini si ragioni nell’ordine di mesi e non di sett

 


Fonte: siderweb.com

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