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Il tempo stringe. E l’Europa rischia di perdere l’ultima occasione per proteggere le proprie produzioni manifatturiere di fronte al dragone cinese. A poco più di un mese del riconoscimento a Pechino, da parte del Wto, dello status di economia di mercato, a Bruxelles si è concluso in un sostanziale nulla di fatto il Consiglio europeo dedicato ai temi del commercio internazionale.

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Dopo l’annuncio di luglio arriva la proposta ufficiale. Venerdì 11 novembre i ministri del Commercio dell’Unione dovranno votare la proposta di modifica del sistema di difesa commerciale dell’unione. Il testo ed i contenuti della proposta così come quest’estate sono stati presentati in conferenza stampa dal vice presidente della Commissione Ue Jyrki Katainen e dalla commissaria al commercio Cecilia Malmström.

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Due giorni di straordinario rilievo nell’ottica del futuro dell’industria siderurgica europea. Per questa ragione sono stati 58 i più alti dirigenti in rappresentanza di quasi il 100% dell’output europeo a sottoscrivere una lettera nella quale si sottopongono tre richieste in previsione del Consiglio Europeo che si terrà i prossimi 20 e 21 ottobre. «Durante quell’incontro – si legge nella lettera – si prenderanno decisioni che potrebbero preservare un’industria siderurgica europea competitiva, sostenibile e innovativa. Compiere le giuste scelte potrebbe garantire che il settore e la sua supply chain possano crescere, investire, mantenere posti di lavoro».

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Dopo il caso dei sottomarini Trident, i vertici dell’industria siderurgica britannica stanno facendo pressione sui vari ministeri per assicurarsi che l’acciaio prodotto in Regno Unito venga impiegato nella costruzione dei collegamenti ferroviari dell’alta velocità High Speed 2.
Liberty House Group e British Steel, in particolare, stanno premendo per diventare i fornitori principali del materiale necessario al progetto di collegamento tra Londra con le Midlands e il Nord del Paese. Un collegamento da 56 miliardi di sterline (62 miliardi di euro), che richiederà l’utilizzo di 2 milioni di tonnellate di acciaio e che è stato approvato dal Governo la scorsa settimana.

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Un nuovo approccio per provare a bypassare l’impasse della concessione di un possibile status di economia di mercato alla Cina. Un nuovo approccio frutto anche del vertice Cina-Ue della scorsa settimane, che fonda la propria strategia su tre assi fondamentali: il rispetto da parte dell’Ue degli impegni WTO, la separazione della questione della concessione dell’economia di mercato alla Cina dalle pratiche antidumping e una profonda riforma del sistema di protezione commerciale dell’Ue che non prenda più in considerazione lo status di economia di mercato o meno di un paese, ma il fatto che vi sia la presenza o meno di pratiche di dumping statale nella sua economia.

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L’atteggiamento dell’Ue nei confronti della Cina è cambiato. Lo testimoniano le parole dell’alto rappresentante per la politica estera, Federica Mogherini, in apertura della plenaria del Parlamento europeo. Mogherini ha ribadito che una Cina che vuole essere più integrata nella comunità globale: «deve accettare anche i doveri e non solo i benefici».

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La DGAD (Directorate General of Anti-Dumping and Allied Duties) indiana ha annunciato di aver dato il via ad un’indagine relativa all’importazione di piani rivestiti, pre – verniciati, acciai piani in rotoli e lamiere provenienti da Cina e Unione Europea. La denuncia è stata presentata da Essar Steel India e da JSW Steel Coated Products Ltd, con la richiesta di sondare la possibilità di imporre dazi antidumping sui tali categorie di acciai piani.

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Chi paga? Dopo l’«oxi», il no del popolo greco che ha spazzato via le proposte europee di austerity, ora la domanda che circola tra i palazzi del potere internazionali (ma anche tra gli operatori globali di borsa) è: cosa succederà? Chi pagherà il debito greco? A quali condizioni?
Siderweb, dal suo punto di vista particolare sulla siderurgia, si è invece chiesto: quanto costa? E quanto è costata agli operatori italiani? E ai tedeschi? Cioè, quanto è costata la crisi economico-finanziaria greca alla siderurgia italiana e tedesca? Chi ha pagato il conto più salato?

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